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Tra cosche e castità: Favola di un politico “presunto” innocente… e di un giornalista “presunto” colpevole

Alto Belice - Alto Belice News
Scritto da Cittanuovecorleone blogspot   
Domenica 15 Gennaio 2012 02:36
1- a livello nazionale, il voto segreto con cui la Camera ha, per la seconda volta, salvato l'on. Cosentino dagli arresti (benché giudicato dalla Magistratura "referente politico nazionale della Camorra"!)
2- e, a livello locale, nuovi attacchi provenienti dal Consiglio comunale di Partinico (Pa) contro il giornalista di confine Pino Maniaci (direttore della tv antimafia Telejato), minacciato di querela per aver osato definire "cosca" un’Assemblea consiliare riluttante nel prendere le distanze da un proprio membro recentemente indagato a causa di "frequentazioni pericolose".

Ogni riferimento a cose o persone, dunque, è puramente "causale"! (Unico personaggio di fantasia -si capisce- è l'onesto deputato controcorrente citato nella storia...)


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C’era una volta una “Repubblica delle Banane”, composta da un Parlamento di “nominati” commissariato da un Presidente della Repubblica (per il tramite di un Premier tecnico) a causa della sua manifesta “incapacità”. Nelle Aule parlamentari imperava l’assenteismo e l’inezia di onorevoli e senatori (i “compiti a casa” imposti dall’Europa erano svolti con solerzia dal Professor-Premier… venuto a salvare i “discoli” parlamentari da un fardello per loro insostenibile!). Le giornate trascorrevano felici e spensierate per i parlamentari piĂą pagati d’Europa (molti dei quali seguivano “avviliti” l’imperare della crisi economica dalle proprie vacanze natalizie a Cortina o alle Maldive…). Ciò, almeno, finchĂ© giunse il giorno!
Il giorno in cui l’Aula della Camera ebbe assegnato un compito terribilmente gravoso: decidere sulla autorizzazione agli arresti di un proprio membro! Fu allora che uno straordinario “moto d’orgoglio” fece trasalire tutti gli avvocati, i commercialisti, i notai, i medici (i lobbisti e i pregiudicati) eletti nell’Assemblea, i quali, pur nelle loro “faccende affaccendati”, tralasciarono per un giorno i loro impegni privati per non mancare in Parlamento e manifestare, così, tutta la propria solidarietĂ  ad un collega perseguitato da una Giustizia cieca. E’ fu così che in ben “309” (pur contraddicendo il parere della Commissione competente, la quale non aveva ravvisato alcun “fumus persecutionis” contro il deputato) salvarono l’onore della Camera “scudando” un suo membro dalla gogna carceraria!
Storia finita?
No, perchĂ© si dia il caso che, persino in ogni Repubblica delle Banane che si rispetti, accanto alla massa di giornalisti “cani da compagnia” del Potere, non possa mancare anche qualche “cane da guardia”… Il giorno dopo l’“autoassoluzione” del Parlamento, così, un giornalista alzò il ditino al cielo (anzi, abbassò la pena su di un foglio di giornale) per accusare i partiti di aver agito come “cosche”, abusando delle proprie prerogative per “autotutelarsi”! Il piccolo giornalista della piccola Repubblica delle Banane con queste gravi accuse si era limitato (sia pure con estrema “impudenza”…) a ricordare ai lettori:
-  â€śprimo”, come il consenso elettorale non fosse garanzia di “impunità”
- â€śsecondo”, come la democrazia o è “trasparente” o semplicemente non è piĂą tale! Quale credete sia stata la reazione della “Cosca” (perdon! Volevo dire “Casta”!)? Tutti i “benpensanti” del Parlamento, colti da un moto di “indignazione”, si sentirono “offesi” dall’irriguardoso appellativo di “cosca” (usato -in termini giornalisticamente efficaci- per denunciare come la politica si era oramai trasformata in una “Associazione di nominati di stampo personale”!).
Fu così che il leader del principale partito d’opposizione si alzò in Aula in difesa della “castità” dell’Istituzione che rappresentavano e dell’onorabilità di tutti i suoi membri, minacciando azioni legali contro l’impavido giornalista che aveva osato dissacrarne in pubblico l’operato.
 Un solo parlamentare osò prender la parola per manifestare un qualche dissenso.
“Esprimere un'opinione -questo fu il suo giudizio- è sempre un diritto, mai un privilegio concesso a chi si conforma al giudizio più comune”.
“Un Paese può dirsi pienamente libero solo quando si dimostra capace di accettare tutte le idee, comprese quelle più scomode o isolate”, concluse.
L’onorevole spiegò come, quando il Potere ricorre all’“arma della querela” per difendersi dagli attacchi dell’informazione, il pericolo è quello di manifestare un “delirio d’onnipotenza”:
-                      “primo”, di voler censurare la libertĂ  d’espressione di un giornalista scomodo, “messo al bando” solo per le sue idee (anche se espresse in modo deprecabile…)
-                      “secondo”, di voler lanciare un pesante avvertimento ad ogni altra possibile “testa calda” (rendendo ogni eventuale “emulatore” consapevole delle possibili “ritorsioni” cui andrebbe incontro!).
Il rischio, dunque, sarebbe quello di usare un -sia pur criticabile- eccesso giornalistico come “pretesto” per avallare una "porcata censoria", un’operazione da “dittatura light”, da “terrorismo culturale”!
 Ai colleghi che ribadivano la necessitĂ  di difendere l’onorabilitĂ  dell’Assemblea, infine, il deputato controcorrente rispose con queste parole:
“Ogni politico dovrebbe difendere la propria onorabilità non a parole ma solo coi fatti.
La mancata presa di distanza da un nostro collega che ha tenuto rapporti ambigui con soggetti loschi della malavita è una lesione alla nostra immagine 10, 100, 1000 molte maggiore rispetto a qualsiasi altra infamia giornalistica si possa scagliare nei nostri confronti!
In capo ad ogni politico dovrebbe gravare un carico di responsabilità etica maggiore rispetto ad ogni comune cittadino, prescindendo da ogni responsabilità penale (in pratica, non dovrebbe esser necessario né delinquere né una condanna in Cassazione affinché un politico colto in frequentazioni equivoche senta l’obbligo morale di dimettersi dai propri incarichi pubblici).
Di contro, ogni qual volta la politica da anche solo l’impressione di chiudersi a riccio a difesa dei propri privilegi, nascondendosi dietro inquietanti zone d’ombra, è proprio allora che finisce col presentarsi come una Casta dinanzi agli occhi dei cittadini”.

Come credete sia finita???
Dopo qualche anno:
-                      l’esuberante giornalista cambiò mestiere (soffocato dai risarcimenti milionari richiesti da potenti uomini politici spalleggiati dai piĂą notabili uffici legali del Paese)
-                      la sua testata giornalistica chiuse i battenti (ufficialmente perchĂ© non all'altezza di reggere la concorrenza… di fatto, perchĂ© incapace di trovare un solo inserzionista disponibile a finanziarla!)
-                      il deputato controcorrente non ottenne piĂą alcuna ricandidatura…
-                      mentre il suo collega “salvato dalla Casta”, in attesa del giudizio di Cassazione, è stato rieletto come capolista!

Se è vero che la libertà è come l'aria (ti accorgi di quanto valga solo quando inizia a mancare...), da quel momento in molti respirarono un'aria sempre più viziata...

Non proprio un “finale da favola”, dunque…
Ma queste storie accadono “solo” nelle Repubbliche delle banane…
O no???

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"Non sono d'accordo con quello che dici, ma darei la mia vita affinché tu lo possa dire..."
(Voltaire)

"La libertà è come l'aria: si vive nell'aria; se l'aria è viziata, si soffre; se l'aria è insufficiente, si soffoca; se l'aria manca, si muore..."
(Luigi Sturzo)

"Se la libertà significa qualcosa, significa il diritto di dire alla gente ciò che non vuol sentirsi dire..."
(George Orwell)

"Le vittime della censura non sono soltanto i personaggi imbavagliati per evitare che parlino. Sono anche, e soprattutto, milioni di cittadini che non possono piĂą sentire la loro voce per evitare che sappiano..."
(Marco Travaglio)

"La stampa è per eccellenza lo strumento democratico della libertà..."
(Alexis de Tocqueville)

"Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure(...)"
(Costituzione Italiana, art. 21)




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