Santuario della Madonna della Milicia
Altavilla Milicia – 8 settembre 2026
Omelia Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo
Il Vangelo odierno ci offre un dato strano ma che è un elemento determinante della nostra fede. Centrale. E dunque per la nostra vita alimentata dalla fede nel Figlio di Dio nato dalla Vergine Maria.
La successione dei nomi che abbiamo ascoltato, la genealogia di Gesù che viene offerta dal Vangelo di Matteo, è un elenco ritmato e regolare al maschile ma vi emergono stranamente alcune figure femminili: Tamar, Racab, Rut, Betsabea e infine Maria. Si arriva a Gesù Cristo, al Salvatore atteso, attraverso un andamento sincopato. Un ritmo che conosce sbalzi, che non ha una linea fluida, che conosce rovine di storie umane. Peccato.
Sembra un arido elenco, di nomi incomprensibili e sconosciuti che non tocca le nostre vite, le vostre, la mia. Ma questo elenco ci assicura che la salvezza di Dio non è avulsa, parallela alla storia concreta di uomini e di donne. Essa è la salvezza di nomi e di volti, di vicende e di storie familiari e personali. Dentro i vissuti umani con le loro le righe storte – giudicate tali dal sentire e dalla logica degli uomini –, dentro i travagli, le contraddizioni, il peccato, Dio irrompe, scrive e realizza il suo disegno di salvezza, rivela il nome del suo inviato, del suo Messia, del suo Figlio: Yeshua, “Dio è salvezza”, “Dio salva”; Emmanuele, “Dio con noi”. In quei nomi, in quelle vite, i nostri nomi, le nostre vite.
La vita di Racab la prostituta che accoglie a casa sua e salva dalla cattura due uomini inviati da Giosuè a esplorare il territorio di Gerico.
Di Rut la straniera divenuta vedova, capace di un amore più grande, disposta a perdere ogni cosa pur di seguire la suocera Noemi: «Dove andrai tu, andrò anch’io, dove morirai tu, morirò anch’io» (Rut 1,16-17).
Di Betsabea la donna stuprata da Davide mosso dalla brama. Rimasta incinta, il Re manda in prima fila a combattere il marito Uria così da essere ucciso in battaglia.
Di Maria che incute una svolta decisiva alla generazione di Gesù. In lei l’irregolarità, secondo i criteri umani ma non secondo quelli di Dio, è massima: «Giacobbe generò Giuseppe, lo sposo di Maria, dalla quale è nato Gesù, chiamato Cristo». Si interrompe la linea maschile. La norma umana. La cultura, la mentalità umana. Gesù fu generato da Maria. Dalla giovane Donna trovata incita prima di andare a vivere con il suo promesso sposo Giuseppe, da Colei che pertanto avrebbe potuto essere ripudiata e, addirittura, anche lapidata.
Si adempie così «ciò che era stato detto dal Signore», la sua volontà salvifica. Attraverso queste donne che sono la conferma che né il male, né il peccato possono fermare l’opera salvifica di Dio.
Maria ci dona Gesù, l’Emmanuele. Dio è con noi. Siamo venuti qui nel giorno della Natività di Maria, in questo nostro amato Santuario Diocesano, della Milicia, per stare con Maria. Presso la Madre. Lei ci assicura che nei travagli in atto nella nostra vita, nelle sofferenze fisiche, morali e spirituali, nelle contraddizioni e le incoerenze causate dai nostri peccati, così come sono a noi noti nel sacrario della nostra coscienza, Dio sa e vuole agire con la sua potente azione salvifica.
Consegniamo la nostra vita al suo divin Figlio, a Gesù, Emmanuele. Solo lui salva perché è Dio con noi. Con noi, anche nel nostro travaglio e nel nostro peccato. Non si scandalizza. Non ci condanna come un giustiziere indifferente. Ci assume, ci prende su di sé. Perdona. Guarisce. Consola. Libera. Trasfigura la nostra vita. La cambia. Diventa un frammento della sua storia di salvezza. Ci fa essere segno della sua salvezza. Artigiani feriali di riconciliazione, di perdono, di pace. Testimoni credibili dell’amore e della misericordia di Dio. Portatori di speranza. A cominciare dalla nostre famiglie. Costruttori della città umana sul fondamento della giustizia e della legalità con uno sguardo di predilezione e di attenzione verso i più fragili e i più poveri. I peccatori, i piccoli, gli ammalati, le persone con disabilità. Una città che non produce scarti umani ma che cresce come spazio di corresponsabilità per il bene di tutti, di inclusione e integrazione, di fraternità e di libertà. Custode di bellezza e di cultura. Attenta alle potenzialità e alle fragilità delle nuove generazioni. Ricca di adulti capaci di trasmettere il senso più profondo della vita: l’amore del prossimo e la bellezza della fede cristiana, in Gesù l’Emmanuele, Figlio di Dio e figlio di Maria. Capaci di trasmettere l’amore di Dio e per Dio, sopra ogni cosa.
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