La ricerca dell’Università degli Studi di Palermo e dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Policlinico “Paolo Giaccone” è stata protagonista al congresso mondiale di oncologia, l’ASCO Annual Meeting 2026 di Chicago, che quest’anno ha riunito oltre 45.000 specialisti provenienti da tutto il mondo.
La prof.ssa Lorena Incorvaia, associata di Oncologia medica dell’Università degli Studi di Palermo e dirigente medico dell’UOC di Oncologia Medica del Policlinico, ha presentato i risultati di uno studio internazionale selezionato tra oltre 8.500 abstract sottoposti alla valutazione del comitato scientifico del congresso.
La ricerca ha approfondito il ruolo delle alterazioni del gene BRCA nel carcinoma prostatico metastatico, coinvolgendo 34 centri oncologici nazionali e internazionali e una casistica complessiva di 2.281 pazienti. Lo studio conferma il valore della collaborazione tra istituzioni e gruppi di ricerca nella produzione di evidenze scientifiche utili allo sviluppo della medicina di precisione.
«Essere selezionata per una presentazione orale all’ASCO Annual Meeting è un grande onore e rappresenta un riconoscimento importante per il lavoro svolto dal nostro gruppo e dalla rete di collaborazioni nazionali e internazionali che ha reso possibile questo – afferma la prof.ssa Incorvaia – I risultati presentati a Chicago rafforzano l’idea che nell’oncologia di precisione non sia sufficiente sapere se un gene è alterato, ma sia sempre più importante comprendere il significato biologico e clinico delle diverse alterazioni genetiche per giungere, in futuro, a una cura più personalizzata dei pazienti con carcinoma prostatico».
Lo studio nasce nell’ambito delle attività di ricerca dell’Università degli Studi di Palermo e del Centro di Riferimento per i Tumori Ereditari dell’AOU Policlinico “Paolo Giaccone” e si inserisce nelle attività dell’UOC di Oncologia Medica diretta dal prof. Antonio Russo.
«La presentazione di uno studio all’ASCO Annual Meeting rappresenta un traguardo di grande rilievo scientifico – dichiara il prof. Russo – È un risultato che testimonia la qualità della ricerca prodotta dal nostro Ateneo e dalla nostra Azienda Ospedaliera Universitaria e conferma l’importanza di integrare assistenza, ricerca clinica e innovazione molecolare per offrire ai pazienti percorsi di cura sempre più avanzati».
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