Dall’omelia dell’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice (Parrocchia Maria SS. Delle Grazie, 10 luglio 2026)

Credo che sia così palpabile, visibile la gioia che proviamo nell’avere in mezzo a noi – ed è una cosa del tutto direi particolare, se non unica – l’urna che contiene il corpo di Santa Rosalia, non un frammento, l’urna che custodisce da più di quattrocento anni il corpo di Santa Rosalia. E’ questo corpo che vuole continuare ancora a raggiungerci e oggi ci siamo fatti interpellare come Vicariato, come Zona Pastorale con le vostre comunità, da questa testimone che noi intanto umanamente e spiritualmente sentiamo particolarmente vicina, Santa Rosalia, e oggi, se abbiamo il cuore ricolmo di gioia è anche perché Rosalia sempre, sempre ci fa fare una particolare esperienza della presenza del Signore in mezzo a noi che accogliamo il corpo di Santa Rosalia, questo corpo che è capace di immettere nelle vie della città la presenza salvifica di Dio. Oggi il Signore vuole entrare nella nostra vita, oggi il Signore vuole entrare lì dove unicamente noi lo possiamo accogliere, al centro della nostra vita più profonda. Con amore. Amore oggi è una parola un po’ equivocata, ma l’amore è chiaro per noi che abbiamo conosciuto il volto di Dio attraverso il volto di Gesù che è entrato in relazione con noi fino a dare la vita per noi, questo è l’amore. Oggi l’amore è un sinonimo anche di piacere, di predazione di una persona; ma attenzione, Rosalia ci ricorda che se entra il Signore e se entra come l’amato nella nostra vita entra attenzione, guarigione, liberazione, salvezza. Quando entra il Signore, una voce, l’amato, l’amato mio, quando entra Lui nelle nostre vite personali, nelle nostre famiglie, nei nostri quartieri della nostra Palermo, l’inverno è passato. Vedete che il linguaggio poetico entra direttamente nel cuore? L’inverno è la stagione più dura, è la stagione in cui non ci sono fiori, non ci sono frutti, è la stagione che pesa, che pesa. Si, l’inverno è passato. Se a Palermo, nel 1624, c’era la peste quello era l’inverno. Oggi Rosalia dice “io ci sono ancora, c’è il mio corpo, il mio corpo per tutti voi deve essere una possibilità di rinnovato incontro con colui che vi vuole incontrare. Perché l’inverno passi, perché passi la peste, perché si ritorni nella stagione del canto, perché si possa cantare un canto di liberazione”. Tutto questo ci ricorda che i nostri corpi servono per salvare, i nostri corpi servano perché passi ogni tipo di inverno che conosce la vita umana. Pensate alla nostra città, un giorno ci fu la peste, oggi c’è la peste della violenza, oggi c’è la peste dell’impossibilità di rimanere nella nostra Palermo, nella nostra isola perché ci manca il lavoro. Oggi a Palermo c’è il rischio che i nostri giovani siano sopraffatti da false felicità, non perché sono cattivi, ma perché forse noi adulti ci siamo distratti. I nostri giovani sono preda dei falsi venditori di felicità, di chi vende le droghe peggiori che oggi sono in commercio, nella nuova industria della mafia che vuole che i nostri figli consumino droga. La mafia, i mafiosi a cui non interessa nulla della felicità dei nostri figli, i mafiosi che vogliono il corrispettivo delle dosi di droga, illudendoli di essere liberi e felici. Non sono cattivi i nostri figli, ma hanno bisogno di adulti, hanno bisogno di una città che fa profumo non di inverno ma di stagione bella, hanno bisogno di una città che è curata, che può offrire un futuro. Noi siamo qui perché vogliamo accogliere l’invito che ci fa Rosalia. Oggi c’è una peste che è deleteria, si chiama narcisismo: ognuno si pensa onnipotente e ci sono gli onnipotenti che fondano il loro delirio sul denaro e sulla forza, ci sono quelli che governano il mondo, i grandi di questo mondo, i capi del mondo, quelli che possono dire “io oggi mi vado a prendere un pezzo di ghiaccio che si chiama Groenlandia”, come se in Groenlandia non ci fossero diritti di uno Stato, non ci fossero case, non ci fossero città. La stessa cosa vale a Palermo. Ci sono i narcisisti, i potenti, che pensano che con il denaro possono sovrastare altri e per questo spargono paura. Avete visto di nuovo nella nostra Palermo: intimidazioni, attentati, morte. Quale futuro stiamo dando ai nostri figli? I nostri figli, se continua questa cultura della violenza, si possono ritrovare ad andare a passeggiare la sera e possono ritornare a casa con una pallottola in corpo. Ecco, qui è il dono che ci fa Rosalia stasera: Rosalia vuole risvegliare in noi, in noi tutti, l’amore per il Signore, la fede in Lui, la speranza in Lui, perché in noi passi l’inverno e perché noi possiamo contribuire ad una nuova stagione delle nostre case, delle nostre famiglie, della nostra città, di questo mondo intero che rischia invece di raffreddarsi nell’amore.