Solennità del Corpus Domini

Chiesa di San Domenico, omelia dell’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice

Viene celebrata in questa domenica 7 giugno la Solennità del Corpus Domini: alle ore 11.00 nella Chiesa di San Domenico si è tenuto il Solenne Pontificale dell’Arcivescovo Mons. Corrado Lorefice seguito dall’esposizione del SS. Sacramento (la Chiesa di San Domenico è rimasta aperta per la preghiera personale). Alle ore 19.00, sempre nella Chiesa di San Domenico, i Secondi Vespri solenni e la Processione Eucaristica verso la Chiesa Cattedrale presieduta dall’Arcivescovo.

Omelia Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice

L’Eucaristia un cibo per sapere quello che abbiamo nel cuore

Il medico e fisiologo olandese Jakob Moleschott nel Trattato dell’alimentazione per il popolo scrive: «Senza fosforo non c’è pensiero». Da qui, da questo dato scientifico, Feuerbach, recensendo l’opera, fece scaturire il celebre aforisma «l’uomo è ciò che mangia». E, in un altro saggio, Feuerbach precisava: «Perché tu introduca qualcosa nella tua testa e nel tuo cuore è necessario che tu abbia messo qualcosa nello stomaco».

L’uomo è ciò che mangia. Vive delle parole e del cibo sostanziale che ingerisce e assimila. A maggior ragione in questa cultura mediatica. Che parole mangiamo, che cibo assumiamo?

Noi cristiani siamo l’eucaristia che mangiamo. Nell’eucaristia c’è la Parola fattasi carne (cfr Gv 1,14), fattasi cibo, pane di vita. È il memoriale e il sacramento del corpo di Cristo donato sulla croce e trasfigurato dalla risurrezione. Parola fatassi carne, dono totale. Cibo che ci assimila a sé «il quale è morto per noi, perché, sia che vegliamo sia che dormiamo, viviamo insieme con lui» (1Ts 5,10). Parola che si dona sempre: «Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo» (Gv 6,51). Parola-Cibo che fa esistere per altri, perché altri abbiano vita (cfr Gv 10,10). «L’Incarnazione e la Pasqua – scrive Papa Leone XIV nella sua recente Lettera Enciclica Magnifica Humanitas – rivelano Dio che entra nella nostra condizione umana e la trasfigura nel dono di sé. Questo dono rimane presente e operante nell’Eucaristia, nella quale il Signore si comunica e raduna la Chiesa, perché la sua offerta diventi principio di unità e sorgente di vita nuova. Da questa comunione nasce anche la solidarietà cristiana, poiché l’“unione con Cristo è allo stesso tempo unione con tutti gli altri ai quali Egli si dona”» (n. 234).

L’eucaristia è la nostra Manna. Grazie a questa Manna sappiamo cosa abbiamo nel cuore. Cosa lo nutre, cosa lo sospinge. Cosa lo motiva. Qual è il senso ultimo che ci anima. Se mangiamo l’eucaristia la nostra diventa vita eucaristica. Una vita grata. Gratuita, che suscita gratitudine. Dalla stessa matrice derivano i termini grazie e gratis. «Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» ricorda il Vangelo di Matteo (Mt 10,8). Venire all’eucaristia – al banchetto eucaristico – , fare eucaristia, innalzare la parola per eccellenza di gratitudine e di lode a Dio, fare la comunione – mangiare l’eucaristia – significa confessare, come scrive l’Apostolo Paolo, che «siamo stati «giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtù della redenzione realizzata da Cristo Gesù» (Rm 3,24). Significa vivere in comunione, vivere nell’unità, pur essendo molti e diversi: «Il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo: tutti infatti partecipiamo all’unico pane» (1Cor 10,17).

Oggi noi tutti e tutte ci cibiamo anche e soprattutto di parole. Nella ‘società ipermercato’, guidata dalla legge del profitto, siamo consumatori di parole. I cristiani viviamo dentro questa cultura. Come tutti gli altri. L’eucaristia è alimento mentale e forza critica del cuore. Aiuta noi cristiani a cibarci della parola che esce dalla bocca di Dio, della parola fattasi cibo sostanziale così che in noi si impianti una forza di discernimento e di libertà. È forza d’urto in noi che non siamo esenti dall’essere ridotti a consumatori di parole che inaridiscono e svuotano, che inducono una conformazione schiacciante. Che disumanizzano. Raffreddano l’amore. L’Eucaristia ci è data per capire cosa assimiliamo. A quali parole attingiamo, a quale cibo affidiamo la nostra vita. Ci permette di capire che comunque anche noi ci cibiamo di parole e «che l’uomo non vive soltanto di pane, ma che l’uomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore» (Dt 8,3). Senza le sue parole ci confondiamo. Ritorna la dispersione di Babele.

Dalla bocca di Dio è uscito il Pane che dona la vita. Il Pane che si dona. Che si spezza per dare vita ad altri. Il Pane che ci assicura che Dio è Padre di tutti e che destina a tutti i beni del giardino rigoglioso che ha creato per la famiglia umana di ogni tempo. Che sfama tutti. Che non sopporta che ci siano «scarti umani» prodotti dalla «globalizzazione dell’indifferenza e dell’impotenza», come ci ricordano Papa Francesco e Leone XIV.

L’Eucaristia, Parola-Pane che critica il cibo avariato e la perniciosa parola dell’egoismo sfrenato oggi propinati costantemente con il loro potere performante e anestetizzante. Quel cibo che noi tutti consumiamo quotidianamente. Costretti da questa logica imperante imposta dai poteri forti dell’economia del profitto e della comunicazione invasiva. Che propina idoli. E per questo ci chiede di non avere comunione con Cristo. Di non fare eucaristia. Di non fare la comunione. Comunione tra noi.

Logica massificante che produce doli e idolatri. Idoli e idolatri che seminano disgregazione e violenza. Competizione e guerre. Nelle famiglie, nelle città, nella Casa comune che è la Terra, nella politica non più compresa come servizio del bene della polis, nelle stesse comunità cristiane che a volte celebrano l’eucarestia per mero ritualismo, senza comunione con Cristo in Cristo è per Cristo.

Oggi tutti noi siamo convocati dall’eucaristia, dal Sacramento del Corpo e del Sangue di Cristo donati e versati per noi. Memoriale del suo sacrificio pasquale e cibo che ci raduna e ci nutre. Ma anche sacramento che ci inquieta, che ci sprona a sapere quello che abbiamo nel cuore (cfr Dt 8,2). Se la nostra vita corrisponde a ciò che mangiamo.

L’uomo e la donna cristiani, i discepoli e le discepole del Signore, sono ciò che mangiano. L’eucaristia ci umanizza perché ci divinizza. Non viviamo noi ma Cristo in noi (cfr Gal 2,20). Ci rende somiglianti a Cristo. Ci fa Chiesa. Ci mette insieme. Dalla dispersione ci riconduce ad unità. Ci fa Corpo di Cristo, unito, ben compaginato. «Sacramento, ossia il segno e lo strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità di tutto il genere umano» (LG 1). Il sacramento che ci rende sacramento. Ne siamo convinti con Papa Leone XIV: «L’Eucaristia, sacramento dell’unità, alimenta la nostra appartenenza al corpo di Cristo e ci educa alla condivisione. Le diverse sensibilità presenti nella Chiesa, le convinzioni forti che animano ciascuno, sono ricchezza se restano ancorate alla certezza dell’unità come dono ricevuto e come compito da assumere» (Magnifica Humanitas, n. 88). Oggi è tempo per una Chiesa autenticamente eucaristica, per «Una Chiesa sinodale: comunione, partecipazione, missione», come ci ricorda il Documento finale XVI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.