Sulle orme dei “testimoni di luce”
l’Arcivescovo di Palermo Mons Corrado Lorefice a Como
per il ritiro dei giovani nel segno
di don Roberto Malgesini e del Beato don Pino Puglisi
21 e 22 marzo 2026
su invito del Cardinale Oscar Cantoni Vescovo di Como
Un invito accorato quello che il Cardinale Oscar Cantoni rivolge ai giovani della Diocesi comense in vista del prossimo ritiro quaresimale: sabato 21 e domenica 22 marzo avrà luogo l’incontro sui “Testimoni di luce”, un’iniziativa che offrirà alla riflessione dei più giovani le figure del beato don Pino Puglisi (il parroco del quartiere palermitano Brancaccio ucciso da Cosa nostra il 15 settembre del 1993) e di don Roberto Malgesini (il sacerdote che serviva i senza fissa dimora ucciso il 15 settembre del 2000). Non sarà un semplice esercizio di memoria ma un’occasione per lasciarsi interrogare da due sacerdoti che hanno vissuto il Vangelo fino al dono totale di sé.
Mons. Corrado Lorefice, Arcivescovo di Palermo, parlerà della testimonianza lasciata da questi due sacerdoti che hanno vissuto e testimoniato il Vangelo senza facili etichette perché «da preti, non hanno potuto fare altro che vivere in mezzo alla gente».
Il Vescovo di Como Card. Oscar Cantoni sottolinea come l’interesse per questa “due giorni” debba fondarsi su una certezza incrollabile: la possibilità di affrontare un futuro ricco di speranza. «L’esito della vita dei due testimoni – spiega il Cardinale – ci dischiude l’orizzonte, aprendoci nuove, imprevedibili strade a vantaggio degli altri, specialmente dei più poveri, con una presenza semplice, discreta e compassionevole». Al centro dell’attenzione verranno posti quelli che il Vescovo definisce «giganti della carità», capaci di vivere una testimonianza altissima all’interno di una quotidianità umile e fraterna, «per nulla straordinaria». Si tratta dei “santi della porta accanto”, come amava de finirli papa Francesco: «don Pino Puglisi a Palermo e il nostro don Roberto Malgesini, accomunati dal giorno della loro morte violenta, avvenuta, per entrambi il 15 settembre, a ventisette anni di distanza l’uno dall’altro. È la stessa dinamica del seme narrato dal Vangelo: caduto in terra e morto, ha sviluppato poi una nuova vita. Dal sacrificio di questi due nostri fratelli sono maturati frutti insperati, permettendo a ciascuno di noi di aprirci a nuove prospettive di vita, fondate sulla vicinanza, sulla compassione e sulla tenerezza».
Quando la fede si incarna nella vita: intervista all’Arcivescovo Corrado Lorefice
(Il Settimanale, giovedì 19 marzo 2026. A cura di Enrica Lattanzi)
Monsignor Corrado Lorefice, con quale spirito e con quali aspettative si prepara a incontrare i giovani e la Chiesa di Como?
«Innanzitutto, nel segno della condivisione. Si incontrano due Chiese, cioè due comunità discepolari, e credo che questo sia l’aspetto più significativo. Inoltre, ci incontriamo sulle orme di due testimoni di un amore più grande: diversi tra loro, ma capaci di esprimere con la loro vita quella chiamata che è propria di ogni discepolo e della Chiesa stessa, cioè essere segno dell’amore di Dio. Un incontro tra due Chiese, in questo tempo, può essere davvero un segno bello e importante, soprattutto perché ci permette di riconsegnare e condividere la testimonianza di don Roberto e di don Pino».
Immagino che abbia conosciuto la storia di don Roberto Malgesini attraverso i racconti nati dopo la sua morte…
«Vorrei partire da un particolare: don Roberto Malgesini e don Pino Puglisi condividono la stessa data della loro morte, il 15 settembre. Ricordo che ero proprio in cattedrale, a Palermo, durante l’Eucaristia in memoria dell’uccisione di don Pino, diedi l’annuncio della morte di don Roberto. Questo mi ha fatto sentire subito molto vicino alla sua figura».
Che cosa la colpisce di don Malgesini?
«Ciò che mi impressiona di lui è soprattutto la sua bellissima postura umana: un uomo trasfigurato nell’accoglienza, nella tenerezza, nell’umiltà. Un uomo che ha avuto il dono – e umanamente può sembrare una contraddizione – di trovarsi davanti
a chi gli toglieva la vita senza alcuna reazione di violenza. In questo assomiglia molto a don Pino Puglisi. Entrambi incarnano la vocazione cristiana a somigliare a Gesù Messia: colui che prende su di sé le sofferenze degli altri. E lo fanno in una quotidianità semplice, feriale, che mi ha colpito fin da subito e che oggi mi coinvolge ancora di più, soprattutto ora che ho l’opportunità di incontrare la Chiesa che lo ha
generato e che lui ha servito».
Per quanto riguarda invece la testimonianza di don Pino Puglisi, la sua figura è spesso legata alla lotta contro la mafia e l’illegalità. Quanto è ancora attuale oggi la sua testimonianza, nella Chiesa di Palermo e non solo?
«È attuale proprio perché lui stesso non amava essere definito un “prete antimafia”. Lo ricordava anche il suo vescovo di allora, il cardinale Salvatore Pappalardo. Don Pino era prima di tutto un discepolo di Gesù chiamato a essere presbitero nella Chiesa. Ciò che lo muoveva era una relazione profonda con il Signore e una comprensione della vita come dono. La sua passione nasceva dall’incontro con il Messia povero e dei poveri, che libera e salva condividendo la vita di chi è oppresso. La sua testimonianza, come quella di don Roberto, è dunque di grande attualità. È la chiamata di ogni comunità cristiana: assumere le ferite del territorio. Nella parrocchia di Brancaccio, per esempio, i bambini erano spesso destinati alla manovalanza mafiosa. La dispersione scolastica, la povertà delle famiglie, la mancanza di accesso alla cultura creavano terreno fertile per l’illegalità. Per don Pino, annunciare il Vangelo significava anche annunciare una libertà integrale: non solo spirituale, ma che riguarda tutta la persona e anche la realtà sociale in cui vive. Questa è la bellezza e l’attualità della sua testimonianza: una passione per il Vangelo che non è una teoria, ma una persona viva, Gesù Cristo, il Messia dei poveri».
Lei ha toccato un punto molto importante. Anche don Roberto non amava essere definito “prete di strada”: diceva di essere un prete, felice di esserlo, che vive la propria vocazione…
«Sì, perché le etichette sono sempre riduttive. Un prete non può che vivere in mezzo alla gente».
Il programma del 21-22 marzo
Il ritiro, rivolto ai giovani dai 18 anni in su, è promosso dalla Pastorale giovanile vocazionale con Caritas, Pastorale universitaria, comunità pastorale Giovanni Battista Scalabrini e gruppo Legami.
- Sabato 21 marzo: Dopo l’accoglienza (ore 16.30), il pomeriggio offrirà una lettura teatrale su don Puglisi, una serie di testimonianze da Brancaccio e da Como sul beato sacerdote palermitano e su don Malgesini, cui seguiranno dei lavori di gruppo dei giovani. In serata, alle 21.00, la Veglia dei Missionari Martiri con fiaccolata verso il luogo del sacrificio di don Roberto e la testimonianza di Monsignor Corrado Lorefice.
- Domenica 22 marzo alle 8.45 la colazione condivisa con i volontari che distribuiscono bevande calde e generi di conforto ai senza dimora della città (servizio pensato e coordinato da don Roberto) in largo Malgesini, di fronte alla chiesa di San Rocco; alle 10.30, a San Bartolomeo, la Santa Messa con il Cardinale Oscar Cantoni e l’Arcivescovo di Palermo Monsignor Corrado Lorefice.
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