Sul nuovo cammino catechistico intrapreso dalla Chiesa di Palermo:

una scelta educativa coraggiosa

In riferimento alle preoccupazioni recentemente espresse da qualche associazione di categoria per il momentaneo calo delle celebrazioni delle Prime Comunioni nelle modalità tradizionali, l’Arcidiocesi di Palermo – sensibile anche ai risvolti economici che questa scelta può comportare – desidera offrire una parola di chiarimento e di invito al discernimento condiviso.

La nostra Chiesa sta generando un cambiamento importante con un rinnovato percorso di catechesi ispirato a un modello più evangelico: una scelta non facile né comoda per un cammino più autentico verso la vita cristiana attraverso i sacramenti. Si tratta di un cambiamento che viene portato avanti con convinzione, perché la crescita delle nuove generazioni è un tesoro più prezioso dell’oro e dell’argento.

Abbiamo scelto di non svilire l’annuncio del Vangelo per accontentare abitudini che oggi non iniziano più alla vita cristiana. Siamo pronti a farli i sacrifici, a cominciare dalle nostre Parrocchie, perché l’educazione alla fede è un bene prezioso, più del consenso e del guadagno. I nostri bambini e ragazzi meritano una vera proposta di fede, che li aiuti ad amare e rispettare la vita, non una mera cerimonia svuotata di senso e presto dimenticata perché non dà forma all’esistenza. Pur comprendendo, dunque, le difficoltà di alcuni operatori economici, non possiamo mettere il profitto prima della persona, le abitudini sociali prima della la fede.

Invitiamo tutti gli operatori economici a esercitare una responsabilità sociale autentica, sostenendo un cambiamento che guarda lontano e che può generare una cultura più sana, una società più coesa, una comunità cristiana più vera. Anche nel mondo economico è possibile essere protagonisti di una rinascita culturale, educativa e spirituale in un tempo che desta non poche preoccupazioni per la serena e pacifica convivenza civile nelle nostre città.

La Chiesa è sempre disponibile a costruire alleanze nuove ma non può rinunciare alla propria missione educativa né per compiacere usanze che rischiano di svilire la fede né per garantire profitti economici. Questa è un’occasione per rinnovare insieme – nella corresponsabilità – il volto delle nostre comunità ecclesiali e civili. L’educazione è un bene comune, sostenerla è una responsabilità condivisa. E, se davvero crediamo nei valori evangelici, questo è il tempo di testimoniarli anche con coraggio.