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Si è appena conclusa la Festa delle Rose 2026 alla Tenuta di Piano Monaci, a Castelbuono.

Un evento che ha visto la presentazione della nuova installazione di Land Art “The Scaring Rose”, nata dalla collaborazione tra il maestro Nicola Fiasconaro e l’Università degli Studi di Palermo, sotto la guida del professore Manfredi Leone, docente di Architettura del paesaggio del Dipartimento di Architettura, con la collaborazione della professoressa Tiziana Plano del Liceo Artistico “Damiani Almeyda”, partner per le attività di Terza Missione.

Il progetto ha coinvolto un gruppo di studenti internazionali del Corso di laurea in Spatial Planning dell’Università di Palermo, protagonisti di un intenso workshop di autocostruzione nel paesaggio. L’opera nasce da un’esperienza collettiva che ha messo in relazione culture, sensibilità e sguardi differenti, trasformando il lavoro sul campo in un vero laboratorio globale.

Studenti provenienti da Iran, Stati Uniti, Cina, Nepal, Tunisia e Venezuela hanno lavorato fianco a fianco alla costruzione di una struttura astratta ispirata alla forma della rosa: petali e nastri si intrecciano nello spazio agricolo di Piano Monaci, evocando insieme la bellezza del fiore e la sua antica funzione protettiva per la vigna, secondo pratiche rurali tradizionali.

Più che un’installazione, “The Scaring Rose” si presenta come un gesto collettivo nel paesaggio: un segno fragile e potente allo stesso tempo, che parla di cura, memoria agricola e relazione tra natura e cultura.

La dimensione internazionale del progetto ha rappresentato il suo elemento più distintivo: la costruzione condivisa dell’opera ha messo in relazione studenti di contesti geografici e culturali molto diversi, dimostrando come il paesaggio possa diventare un linguaggio comune capace di superare confini e distanze. L’esperienza si è rivelata un vero e proprio spazio di apprendimento immersivo, in cui l’architettura del paesaggio si è tradotta in gesto, lavoro manuale e confronto diretto con il territorio.

“Questa esperienza – ha dichiarato il rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Massimo Midiri - rappresenta pienamente la missione dell’Ateneo: unire formazione, ricerca e terza missione in un contesto reale, dove studenti provenienti da diverse parti del mondo collaborano alla costruzione di un’opera che è al tempo stesso paesaggio, conoscenza e relazione. L’università dimostra ancora una volta di essere uno spazio aperto, capace di generare dialogo e bellezza condivisa, oltre ogni confine geografico e culturale”.

L’installazione sarà visitabile fino al suo naturale deterioramento, secondo la logica propria della Land Art, che riconosce nel tempo, negli agenti atmosferici e nel ciclo della natura parte integrante dell’opera stessa.

Gli studenti coinvolti sono stati: Hossein Adibi (Iran), Seyed Loghman Hosseini (Iran), Vincent Brana (USA), Ziwen Wu (Cina), Raman Shrestha (Nepal), Zeineb Grami (Tunisia), Mariana Diaz Churion (Venezuela).