COMUNICATO STAMPA
Epifania del Signore
Celebrazione Eucaristica nella Parrocchia di San Filippo Neri
Omelia dell’Arcivescovo di Palermo Mons. Corrado Lorefice
Nei Magi noi ci riconosciamo e in essi ravvisiamo tutte le persone in ricerca, gli uomini e le donne che scrutano il cielo e leggono i segni della storia, i mendicanti entusiasti di “senso”, coloro che hanno nostalgia di Dio o che investigano il suo mistero. Matteo precisa che i Magi vedono la «sua stella» (Mt 2,2), quella del Bambino Gesù nato a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. La stella capace di orientare e ordinare il loro desiderio di vita verso Colui che è la vita, il Sole «che sorge dall’alto» (Lc 1,78), «la Stella radiosa del mattino» (Ap 22,16).
«Un capo che sarà il pastore» (Mt 2,6), Capo senza dominare, che dà la vita come un pastore per il suo gregge radunato nel suo amore. Un Capo-Pastore che veglia e non disperde. Non un usurpatore di regni che spadroneggia e opprime.
Mentre a Gerusalemme c’è il re fantoccio Erode, vassallo dei Romani dei dominatori del tempo, nasce il Pastore delle genti, dei popoli attratti dallo splendore della luce che emana questo Re inedito: il Bambino-Pastore, che guida con umiltà e mitezza sulla via della pace (cfr Lc 1,79): «Perché egli libererà il misero che invoca e il povero che non trova aiuto. Ha pietà del debole e del misero e salva la vita dei miseri» (Sal 71,12-13).
Gesù è cercato e riconosciuto dai pagani. I Magi non conoscono il Dio vero e vivo. Eppure sono capaci di una lettura visionaria. Si mettono in cammino dall’Oriente. Portano dentro i loro cuori una visione della vita: Dio, il “ricercato e il desiderato delle genti” di ogni tempo, pienezza e senso del mondo e della storia. Ricercatori di Dio anche noi, perché nessun uomo o donna, o gruppi umani, non si sostituiscano perniciosamente a Dio – tentazione sempre antica e sempre nuova –, o idolatrino l’opera delle loro mani. Perché uomini e donne non impongano il loro disumano giogo sopra altri uomini e donne.
A questa santa Assemblea, qui nella cara Comunità parrocchiale S. Filippo Neri allo ZEN, riunita nella solennità dell’Epifania del Signore, della Manifestazione del Signore a tutte le genti, è rivolto l’invito dell’oracolo di Isaia: «Àlzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla sopra di te» (Is 61,1). Anzitutto alla comunità cristiana e poi a quella cittadina.
In questa pagina evangelica gli uomini del potere politico – il «re Erode» e la sua corte – e della religione – «i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo» – sanno, conoscono dalle Scritture che da Betlemme deve venire il Messia. Ma non lo riconoscono. Non obbediscono. Rumoreggiano. Prendono paura. «Il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme». Pianificano strategie – «Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo» –, per mantenere il potere. Persino una strage degli innocenti (cfr Mt 2,16).
Betlemme come lo Zen. Gerusalemme come Palermo. Un Bambino. I bambini. Una mamma che ha dato alla luce un bambino. Le mamme, le famiglie dello Zen. Gli umili pastori che adorano. I cari e degni abitanti di questo quartiere. Realtà umana semplice. Betlemme e lo Zen: periferia geografica, urbana, esistenziale. Eppure ‘centro’, se li guardiamo alla luce della fede in questo Bambino. I piccoli, i marginali. Questo Bambino è donato a tutti, anche a Palermo. A Palermo, che in questo giorno fa memoria di quell’atroce delitto del Presidente della Regione Piersanti Mattarella (con ancora troppe zone d’ombra e depistaggi), coraggioso oppositore dei subdoli poteri mafiosi e indefettibile servitore delle Istituzioni. A Palermo, che oggi conosce una recrudescenza di violenza. A questo martoriato quartiere dello Zen. I cristiani siamo umile segno di questo dono di Dio.
Questo Bambino è Luce di speranza e faro di riscatto. Forza per affrontare le potenze avverse. Presenza di contraddizione che svela gli animi, la verità o falsità che li motiva. Un Bambino che rivela i cuori di Palermo, dello Zen. Siamo qui per confessare questa fede, e il vostro vescovo, particolarmente, per confermare questa cara Comunità in questa fede. Per sostenere la speranza. Per animare la forza rivoluzionaria dell’amore.
Essere qui oggi per nessuno può essere una passerella. È un’assunzione definitiva di responsabilità. Da parte di tutti noi, a cominciare dal vescovo di questa Città. A maggior ragione per chi si professa cristiano, di Cristo. Facciamo ancora in tempo a uscire se non fossero queste le intenzioni che ci hanno spinto a renderci presenti a questa liturgia dell’Epifania del Signore, della sua Manifestazione a tutte le genti.
Siamo qui anche come cittadini e cittadine, per prendere posizione a favore della Città. Per prendere posizione per lo Zen. Tutta Palermo, tutti e tutte che la abitiamo.
Così si riveleranno i cuori. Di chi ama il Bambino nei bambini, il Marginale nei marginali. Di chi vuole aiutare il Bambino a essere il Salvatore anche di questa Città, dello Zen e di tutte le periferie urbane e del mondo intero. Le periferie che abbiamo creato noi con la nostra indifferenza, con l’idolatria del potere e del profitto, con le nostre scelte politiche, urbanistiche, perfino con una religiosità intimistica, folkloristica e disincarnata.
Chi spara allo Zen o a Monreale, all’Albergheria o all’Olivella, a Borgo Nuovo o a Borgo Vecchio, è un balordo, è un nulla, un meschino, un fifone, un codardo che si vuole mettere in mostra per guadagnare visibilità e incutere timore ostentando la forza delle armi e il potere dei ‘piccioli’ frutto di traffici illeciti e criminali.
Convertitevi a Dio. Cambiate vita se no sarete solo dei perdenti. Dei falliti. Dei fuggiaschi che non possono venire alla luce del sole. Siete costretti a vagare nella notte. Siete sagome, ombre gonfiate. Solo il Dio che si è fatto Bambino dalla parte dei bambini, è l’Onnipotente. L’unico vero Onnipotente. Il Salvatore. Il Cristo, il Messia povero e dei poveri. Che mette paura agli Erodi fantocci, di ieri e di oggi. A voi, come a tutte le vostre star di riferimento che si sono spente nel più amaro isolamento grazie all’energia sempre nuova dello Stato e delle sue Istituzioni.
Carissime, carissimi, allo Zen però si spara anche perché tutti abbiamo responsabilità. Tutti. Perché lo Zen è frutto di scelte precise. A cominciare dall’abbandono in atto dell’esercizio della democrazia partecipativa. Ne è un segnale puntuale la massiccia mancata partecipazione al voto. Frutto di una politica diieri e dioggi che ha creato e mantiene quartieri ghetto. Che non si pensa come servizio affinché tutti i cittadini siano destinatari dei diritti costituzionali. [Frutto] Di una politica che non si pensa dal basso, a partire dai più poveri. Che non dà la parola ai poveri, che si fa strada servendosi dei poveri (Lorenzo Milani). Che concentra poteri e privilegi, quando non è anche connivente con organizzazioni mafiose. Che cerca i primi posti, senza frequentare i vicoli e le case delle periferie, se non in tempo di elezioni.
Abbiamo creato noi i quartieri ghetto. Abbiamo permesso noi lo scempio, qui accanto a questa chiesa di S. Filippo Neri: l’aborto di una piazza – luogo di incontro dei cittadini – diventato da decenni mondezzaio a servizio della malavita organizzata, spazio della bruttezza che rende bruti.
Ringraziamo i presìdi delle Istituzioni che ferialmente abitano, vivono e sposano le ferite di questo martoriato quartiere: le Scuole e le Forze dell’ordine e di Polizia urbana, la Parrocchia e le Comunità religiose, le Associazioni di volontariato e tutte le realtà presenti che si spendono con i fatti e non a parole. Grazie particolarmente a voi p. Giovanni e p. Filippo, e a tutte le diaconie pastorali della Comunità parrocchiale.
L’Epifania è una visione della vita. Epifania è la Festa che fa palpitare i cuori, che dilata i cuori; che cura la grettezza del cuore e che libera dalla contagiosa patologia della sclerocardia, dell’indifferenza, dell’utile personale: «Palpiterà e si dilaterà il tuo cuore» (Is 60,5). Ci chiede di essere Chiesa concentrata sul «ministero della grazia di Dio» (Ef 3,2), chiamata a essere sacramento, lievito e sale di trasformazione della Città degli uomini, riscattata dal male, in vista della Creazione nuova, dei Cieli nuovi e della Terra nuova. Chiesa che fa strada insieme a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, con tutti gli uomini e le donne delle Istituzioni dello Stato che hanno come ideale quello di adempiere le loro funzioni pubbliche «con disciplina ed onore» (Costituzione Italiana, art. 54).
Coraggio, siamo con voi. Gli Erode di ieri e di oggi sono e saranno dei perdenti. Non praevalebunt.
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