Un lungo applauso ha accompagnato, all’Università degli Studi di Palermo, la proiezione del documentario “Giulio Regeni - Tutto il male del mondo”, nell’ambito dell’iniziativa nazionale “Le Università per Giulio Regeni”, promossa dalla senatrice a vita Elena Cattaneo e condivisa da 76 atenei italiani.
L’incontro, ospitato questa mattina nell’Aula Magna del Dipartimento di Scienze umanistiche del campus di viale delle Scienze, ha rappresentato un momento di riflessione collettiva sul valore della libertà di studio e di ricerca, sui diritti fondamentali della persona e sul ruolo delle università nella difesa della conoscenza.
“L’Università – ha sottolineato Ada Maria Florena, prorettrice alla Terza Missione dell’Università degli Studi di Palermo - vive attraverso i suoi studenti, i dottorandi e i giovani ricercatori. Il nostro Ateneo ha conferito il titolo di Benemerito dell’Ateneo già nel 2021 a Giulio Regeni: un dottorando animato dalla passione per la ricerca, che aveva scelto di andare all’estero per esercitare liberamente il proprio lavoro di studio e approfondimento. Iniziative come quella di oggi sono un’importante occasione di confronto anche nel quadro delle attività di Terza Missione dell’Università, chiamata a rafforzare il dialogo con il territorio, contrastare le disuguaglianze e promuovere la libertà della ricerca e della conoscenza”.
“Una giornata come quella di oggi, a dieci anni dalla morte di Giulio Regeni – ha detto direttrice del Dipartimento di Scienze umanistiche Concetta Giliberto - assume un significato fondamentale perché trasmette alla comunità universitaria e alla cittadinanza tutta il senso unico del sapere umanistico, che vive nella libera circolazione delle persone, delle idee e della conoscenza. Non è casuale che questo momento si svolga nel Dipartimento di Scienze umanistiche, uno spazio che per sua natura promuove il dialogo, il confronto e la libertà del pensiero”.
Dopo i saluti istituzionali della prorettrice Florena e della direttrice Giliberto, il pubblico ha seguito i videomessaggi dell’avvocata Alessandra Ballerini e dei genitori di Giulio Regeni, Paola e Claudio Regeni, che hanno preceduto la proiezione del documentario.
“Non è stato facile per noi - hanno dichiarato i genitori di Giulio - decidere di fare questo documentario. Raccontare i dieci anni di depistaggi, verità negate e bugie è stato doloroso. Ma era importante che emergesse la figura di Giulio ricercatore e il valore della libertà della ricerca nel mondo”.
Nel documentario emerge il profilo di Giulio come giovane studioso rigoroso, animato da entusiasmo e fiducia, tradito però da un contesto che non lo ha protetto. “Giulio dialogava con gli altri, per lui l’amicizia era un valore importante”, ha ricordato la madre, sottolineando come la vicenda abbia mostrato il volto della repressione e della paranoia del regime dittatoriale dell’Egitto.
Il regista del documentario, Simone Manetti, ha spiegato la scelta di “non spettacolarizzare il dolore”, ma di restituire “ordine e dignità ai fatti”, grazie anche al sostegno della famiglia Regeni e dell’avvocata Alessandra Ballerini.
Il confronto successivo alla visione del documentario, moderato dalla giornalista Miriam Di Peri, ha approfondito il tema della libertà della ricerca oggi, tra limiti economici, condizionamenti geopolitici e tutela dei diritti umani.
L’ex presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Regeni, Erasmo Palazzotto, ha ripercorso il lavoro della Commissione sottolineando anche il forte sostegno espresso dal sistema universitario italiano alla famiglia Regeni: “La storia di Giulio – ha detto - ci ha costretto a guardare da vicino la violenza dell’autoritarismo. Segna uno spartiacque per il mondo della ricerca internazionale. Dopo il caso Regeni, molte università hanno modificato i propri protocolli di sicurezza per i ricercatori impegnati all’estero. Oggi il tema non è più la ricerca della verità: la verità la conosciamo. Il tema è ottenere giustizia”.
“Queste giornate – ha sottolineato il professore di Giurisprudenza Aldo Schiavello, direttore del Centro di Ateneo Migrare - servono a ricordarci che i diritti non si ottengono una volta per tutte, ma vanno difesi continuamente”. Schiavello ha inoltre richiamato le contraddizioni della politica internazionale e le difficoltà incontrate nel percorso verso la giustizia per Giulio Regeni.
Valentina Di Liberto, docente di Fisiologia del Dipartimento di Biomedicina, Neuroscienze e Diagnostica avanzata, ha evidenziato la fragilità della libertà della ricerca: “Oggi i finanziamenti privilegiano le grandi cordate e la ricerca immediatamente applicabile, mentre la ricerca di base viene progressivamente marginalizzata. Questa giornata è uno spunto per riflettere su quanto dobbiamo lottare non solo per il progresso scientifico, ma anche per il progresso della società”.
Sulla stessa linea l’intervento della docente Giuseppa Mudò, docente di Fisiologia del Dipartimento di Biomedicina, Neuroscienze e Diagnostica avanzata, che ha ricordato i suoi 45 anni di esperienza nella ricerca internazionale: “La libertà della ricerca non esiste pienamente quando si è costretti a seguire le mode imposte dai finanziamenti. Dobbiamo però continuare a difendere lo spazio di libertà che l’università garantisce ai giovani ricercatori”.
Il progetto è sostenuto dalla Fondazione Elena Cattaneo ETS, in collaborazione con Fandango e Ganesh Produzioni.
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