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Quale ruolo può svolgere oggi l'Autonomia siciliana, ottant'anni dopo la nascita dello Statuto speciale? Attorno a questo interrogativo si è sviluppata la giornata di studi dal titolo “La Sicilia nel Sistema Regionale Italiano: 80 anni di Autonomia Siciliana tra continuità storica e innovazione giuridica. Storia, Istituzioni e Dottrine Politiche a confronto”, che si è svolta all'Università degli Studi di Palermo.

Nella cornice dello Steri, storici, giuristi, rappresentanti delle istituzioni e studiosi delle dottrine politiche hanno approfondito origini, evoluzione e prospettive dell'Autonomia speciale, mettendo a confronto approcci storici e giuridici.

L'iniziativa, moderata dalla giornalista Alessandra Costanza, ha offerto un confronto che ha consentito di rileggere l'esperienza autonomistica siciliana non soltanto alla luce delle sue radici storiche, ma anche delle sfide poste dalle trasformazioni dell'ordinamento repubblicano, dall'integrazione europea e dal dibattito contemporaneo sulle autonomie territoriali.

Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali del rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Massimo Midiri; del commissario dello Stato per la Regione Siciliana, Stefano Gambacurta; dell’ex ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Enrico La Loggia e del giudice della Corte costituzionale, Giovanni Pitruzzella.

Nel suo intervento, il Rettore ha sottolineato come «la ricorrenza che oggi celebriamo non rappresenta soltanto un anniversario istituzionale, ma costituisce un’occasione preziosa per interrogarsi sul significato dell’autonomia siciliana, sul percorso compiuto in ottant’anni e sulle sfide che essa è chiamata ad affrontare». Richiamando i profondi cambiamenti intervenuti nei rapporti tra Stato e Regioni e nei processi di integrazione europea, il Rettore ha evidenziato la necessità di una riflessione aggiornata sulla specialità regionale. «L’Università – ha detto – ha il compito di custodire la memoria e promuovere la ricerca, favorendo il confronto tra prospettive diverse e contribuendo alla formazione di una cittadinanza consapevole». Citando l’esperienza e l’insegnamento di Piersanti Mattarella, ha inoltre ricordato che «l’autonomia deve tradursi in un progetto di rinnovamento morale e istituzionale fondato su efficienza, trasparenza e apertura europea».

Stefano Gambacurta ha evidenziato il valore dell’approccio interdisciplinare scelto per la giornata di studi: «Abbiamo voluto mettere a confronto la prospettiva storica e quella giuridica per superare una lettura riduttiva dell’autonomismo siciliano, spesso limitata alla stagione del separatismo tra il 1943 e il 1946». Richiamando gli studi di Carlo Ghisalberti, ha ricordato come le Regioni a statuto speciale siano nate anche con la finalità di preservare l’unità territoriale della Repubblica. Lo sguardo, tuttavia, è stato rivolto anche al futuro dell’Autonomia, alla luce delle trasformazioni costituzionali degli ultimi decenni e delle più recenti pronunce della Corte costituzionale, tra cui la sentenza n. 192 del 2024 in materia di autonomia differenziata.

Enrico La Loggia ha espresso «una certa emozione» nel ricordare una fase cruciale della storia siciliana e nazionale. «Ottant’anni sono tanti e il mondo del 1946 non esiste più: oggi parlare di autonomia speciale significa porsi domande nuove», ha affermato. Richiamando il contributo del nonno tra i principali artefici dello Statuto, ha posto l’accento sulla qualità della governance regionale: «Lo Statuto ormai c’è, ma abbiamo buoni gestori? Abbiamo amministratori capaci di interpretarlo nell’interesse dei siciliani?». Ha inoltre ricordato come alcune importanti disposizioni statutarie, in particolare quelle di natura finanziaria, risultino ancora oggi solo parzialmente attuate.

Ai saluti introduttivi ha preso parte anche Giovanni Pitruzzella, che ha richiamato le questioni centrali che continuano ad animare il confronto sull’autonomia speciale: «Ci si interroga da sempre se l’autonomia sia un motore di sviluppo o un limite, se rappresenti uno strumento ancora attuale o un modello ormai superato». Di fronte alle nuove sfide poste dalle trasformazioni tecnologiche, dall’intelligenza artificiale e dai mutamenti del mercato del lavoro, Pitruzzella ha evidenziato la necessità di comprendere quale ruolo l’autonomia regionale possa svolgere in uno scenario sempre più complesso e interconnesso.

La prima sessione dei lavori, dedicata alla storia dell’autonomismo siciliano, ha visto gli interventi della professoressa Claudia Giurintano e del professor Tommaso Baris, che hanno ripercorso le radici culturali e politiche dell’idea autonomista, dalle elaborazioni ottocentesche al regionalismo democratico di Luigi Sturzo, fino al percorso che condusse alla redazione dello Statuto del 1946. Particolare attenzione è stata riservata al ruolo delle forze politiche dell’epoca e del Movimento Indipendentista Siciliano.

La seconda sessione ha affrontato il tema dell’attuazione dello Statuto e delle sfide poste dai processi di decentramento amministrativo. Il professor Lorenzo Saltari ha analizzato opportunità e criticità dell’autonomia siciliana nell’attuale quadro istituzionale, sottolineando l’esigenza di un costante aggiornamento degli strumenti di governo regionale.

Momento centrale della giornata è stata la Lectio Magistralis del presidente della Corte costituzionale, Giovanni Amoroso che ha offerto una riflessione sul ruolo delle autonomie speciali nell’ordinamento repubblicano e sul delicato equilibrio tra autonomia, unità nazionale e principi costituzionali. «Lo Statuto siciliano operò da apripista in un contesto ordinamentale che ancora non esisteva», ha osservato Amoroso, evidenziando come la specialità siciliana abbia accompagnato l'intera evoluzione del regionalismo italiano. Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo della giurisprudenza costituzionale nell'evoluzione dell'autonomia regionale. Amoroso ha ricordato come, dal 1957 al 2024, siano state diverse le pronunce della Corte costituzionale che hanno inciso direttamente sull'assetto dell'Autonomia siciliana, delineando una traiettoria interpretativa che ha progressivamente ridefinito il rapporto tra specialità regionale e ordinamento statale.

Tra queste, il Presidente è partito dalla sentenza n. 38 del 1957, che affermò il principio dell'unità della giurisdizione costituzionale, passando per la riforma del Titolo V della Costituzione del 2001 che ha rappresentato uno spartiacque nell'evoluzione del regionalismo italiano, aprendo una nuova fase interpretativa per le autonomie speciali fino alle pronunce più recenti come la sentenza n. 192 del 2024.

Nelle conclusioni della sua relazione, Amoroso ha proposto una riflessione sul paradosso evolutivo dell'autonomia speciale: se lo Statuto siciliano nacque come uno degli strumenti più avanzati di autogoverno territoriale, oggi la sua modifica risulta soggetta al procedimento aggravato di revisione costituzionale previsto dall'articolo 138 della Costituzione. «Sembra quasi che la situazione si sia capovolta», ha osservato, evidenziando come gli statuti delle Regioni ordinarie possano essere modificati direttamente dalle stesse Regioni nell'ambito delle procedure costituzionalmente previste, mentre le Regioni a statuto speciale restano vincolate a un procedimento di revisione più complesso.

L’iniziativa è stata coordinata dal Comitato Scientifico dell’Ufficio del Commissario dello Stato per la Regione Siciliana composto da Chiara Campagna e Alessio Di Gesù.

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