Se gli obblighi previsti dal bando non sono stati rispettati, perché la Regione Siciliana non ha revocato la concessione?
La Baia del Corallo, storico complesso demaniale situato nella borgata marinara di Sferracavallo, non rappresenta soltanto una struttura affacciata sul mare di Palermo. È un bene pubblico che, per la sua posizione e per la sua storia, avrebbe dovuto diventare un luogo di aggregazione, turismo, sport e fruizione collettiva.
Proprio con questo obiettivo, la Regione Siciliana ha pubblicato un bando per l’affidamento della concessione.
Le finalità erano chiare: valorizzare il territorio, promuovere la borgata marinara di Sferracavallo, creare nuova occupazione stabile, garantire un significativo ritorno economico per la Regione attraverso il pagamento del canone di concessione e restituire ai cittadini un bene pubblico aperto alla collettività.
Il bando non premiava soltanto il miglior progetto architettonico o gestionale. Attribuiva un punteggio determinante, in base agli impegni assunti dai partecipanti: il numero di lavoratori da assumere a tempo indeterminato e l’importo del canone annuale offerto alla Regione.
L’offerta risultata aggiudicataria ha ottenuto il punteggio decisivo, impegnandosi ad assumere 57 lavoratori a tempo indeterminato e a corrispondere un canone annuo di 250.000 euro. Condizioni che risultarono determinanti per l’assegnazione della concessione.
Ma il bando prevedeva anche un principio fondamentale.
Gli impegni dichiarati non erano semplici promesse. Bensì obblighi contrattuali.
La Regione aveva stabilito che il mancato rispetto delle assunzioni entro i termini previsti e il mancato pagamento del canone, avrebbero comportato la decadenza della concessione. Era una clausola posta a tutela dell’interesse pubblico, della concorrenza tra i partecipanti e della credibilità dell’intera procedura amministrativa.
Oggi, a distanza di quasi tre anni dall’assegnazione, sorgono interrogativi che attendono ancora una risposta.
Secondo la documentazione richiamata dal CUS Palermo, le assunzioni promesse non sarebbero state realizzate e risulterebbero inoltre canoni non corrisposti per diverse annualità. Nonostante ciò, la concessione non sarebbe stata revocata.
Il CUS Palermo ha chiesto chiarimenti agli uffici regionali, ha richiesto l’accesso agli atti, ha presentato ricorso al TAR e successivamente al Consiglio di Giustizia Amministrativa.
Le decisioni dei giudici amministrativi hanno chiarito un aspetto fondamentale: un soggetto privato non può imporre alla Regione l’esercizio del potere di autotutela. Spetta esclusivamente all’Amministrazione valutare e applicare le conseguenze previste dal bando.
È proprio qui che nasce la domanda che oggi viene rivolta alle istituzioni.
Se il bando prevedeva la decadenza della concessione in caso di mancato rispetto degli obblighi, perché la Regione Siciliana non ha esercitato il proprio potere di autotutela?
La questione riguarda non soltanto il rispetto degli impegni economici e occupazionali, ma anche la destinazione stessa del bene pubblico.
Secondo il progetto posto a base dell’aggiudicazione, la Baia del Corallo avrebbe dovuto rappresentare uno spazio aperto al territorio, capace di attrarre turismo, promuovere attività sportive, culturali e sociali e favorire la partecipazione della collettività.
Secondo quanto denunciato dal CUS Palermo, oggi la struttura sarebbe invece utilizzata come circolo riservato ai soci, limitando l’accesso a un bene appartenente al demanio pubblico e allontanandosi dalle finalità indicate nel bando.
Parallelamente, il CUS Palermo continua a garantire gratuitamente ai cittadini l’accesso alla propria concessione demaniale marittima, consentendo la libera fruizione del mare. Nel 2023 ha inoltre chiesto di modificare la concessione per realizzare servizi essenziali, quali bagni, infermeria e strutture di supporto. Nonostante il parere favorevole di tutti gli enti competenti, la richiesta risulterebbe ancora in attesa del provvedimento finale.
La vicenda della Baia del Corallo supera ormai il perimetro di un semplice contenzioso amministrativo.
Riguarda il rapporto tra cittadini e istituzioni.
Riguarda la certezza delle regole.
Riguarda la gestione dei beni pubblici.
Perché un bando pubblico deve garantire uguali diritti e uguali doveri per tutti i partecipanti. Se gli obblighi previsti possono essere disattesi senza conseguenze, viene meno il principio stesso della concorrenza e della trasparenza amministrativa.
Per queste ragioni il CUS Palermo ha chiesto al Presidente della Regione Siciliana e agli uffici competenti di fornire una risposta pubblica su alcuni punti essenziali:
• Sono stati verificati gli obblighi assunti dall’aggiudicatario in sede di gara?
• Le assunzioni promesse sono state effettivamente realizzate?
• I canoni concessori risultano integralmente versati?
• Se gli obblighi non sono stati rispettati, per quale motivo non è stata applicata la clausola di decadenza prevista dal bando?
• Perché, invece, chi come il CUS Palermo cerca di garantire la pubblica fruizione attraverso il corretto iter burocratico, ad oggi non ha ricevuto risposte?
• Perché, addirittura, si è cercato di revocare proprio quell’unica parte rimasta a disposizione dei cittadini?
Non si tratta di una polemica.
Si tratta di una richiesta di trasparenza.
Perché la Baia del Corallo appartiene alla collettività e i cittadini hanno il diritto di sapere se le regole previste per la gestione di un bene pubblico vengano applicate con imparzialità, coerenza e nel pieno rispetto dell’interesse generale.
Palermo, 22/08/2026
CUS Palermo
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